La plastica, in varie forme e dimensioni, continua ad essere uno dei principali problemi dell’inquinamento marino: ogni anno, infatti, sono circa 8 i milioni di tonnellate di plastica che finiscono in mare, di cui l’80% proviene dalla terraferma.
Per cercare di contrastare questo fenomeno sono stati avviati, negli anni, numerosi progetti; tra questi, nel 2020, è nato “MicroMar” che si pone l’obiettivo di monitorare l’inquinamento causato da microplastiche e microfibre nel bacino del Mediterraneo.
Le azioni di monitoraggio sfruttano l’approccio “Citizen Science”, che mira a coinvolgere i cittadini e le associazioni no-profit nella raccolta dei campioni da analizzare; questi ultimi, poi, vengono inviati al Politecnico di Torino che procede con l’analisi, al fine di quantificare la presenza di queste particelle.
Sono numerose le ong, gli enti parco e le associazioni che hanno aderito a MicroMar; come tante sono gli eventi di divulgazione scientifica in programma sul tema, volti a sensibilizzare la cittadinanza su questo problema.
L’obiettivo finale della ricerca è quello di avere una conoscenza della situazione di inquinamento da microplastiche e microfibre e sviluppare metodi ottimizzati per l’analisi dei campioni e per la determinazione di queste particelle microscopiche.
Il progetto, inoltre, punta a rafforzare il legame tra ricerca scientifica e cittadini, rendendo questi parte attiva di un percorso che mira alla conoscenza e alla sensibilizzazione sulle gravi conseguenze ambientali dovute all’uso della plastica ed al suo smaltimento improprio.
Il monitoraggio di microplastiche in mare
