Scorta di H2 coi mozziconi di sigaretta

07/12/2017

Quanti rifiuti non degradabili che inquinano suolo e acque potrebbero essere invece trasformati in preziosa materia prima seconda. Non esimono da questo concetto le cicche di sigaretta, come emerge da una ricerca dell'Università inglese di Nottingham, secondo la quale i mozziconi potrebbero essere impiegati per produrre sistemi di stoccaggio dell’idrogeno. In questo modo si potrebbe aiutare a risolvere il problema principale che ostacola la diffusione, e quindi il passaggio, ad un’economia dell’idrogeno.
Ad oggi per immagazzinare l’idrogeno esistono fondamentalmente due modi: l’idrogeno può essere mantenuto allo stato gassoso, ma a pressioni molto alte che raggiungono anche le 700 atm; oppure stoccato all’interno di materiali solidi, come gli idruri metallici, in cui le molecole di idrogeno si collocano negli interstizi della struttura cristallina del materiale.
L’idrogeno gassoso viene attualmente impiegato nei veicoli a H2 contenuto dentro bombole che fungono da serbatoio. L’idrogeno in forma solida, invece, viene sfruttato per utilizzi su scala più piccola (alimentazione di biciclette, ecc.) o su grande scala, come il recupero dell’energia in eccesso prodotta da impianti eolici. Sebbene si tratti di sistemi sicuri, hanno il limite della qualità di idrogeno immagazzinabile, pari a solo il 5 percento del peso totale del materiale.
I ricercatori inglesi hanno sottoposto a carbonizzazione idrotermale (un processo di smaltimento dei rifiuti organici che sfrutta solo acqua e calore per trasformarli in carbonio) i mozziconi di sigaretta, ottenendo un carbone attivo estremamente poroso, perfetto per l’immagazzinamento dell’idrogeno: il più efficiente materiale a base di carbonio ottenuto fino ad oggi, almeno in termini di capacità di stoccaggio. Ma la ricerca continua.

 

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