Belfor: l'importanza della corretta bonifica

19/07/2018

Un evento improvviso di contaminazione o il rilevamento di una contaminazione storica devono essere affrontati in maniera rapida, con il minimo impatto sull’ambiente coinvolto e a costi sopportabili.
La normativa impone dei passi da seguire per arrivare alla completa risoluzione della problematica, ma la capacità operativa e progettuale nell’affrontare fin dalle prime fasi un evento inquinante è alla base della buona riuscita della bonifica e del ripristino delle condizioni ambientali ante evento.
La scelta di un partner strutturato, dotato di mezzi e personale specializzato che accompagna il responsabile dell’inquinamento durante tutte le fasi amministrative e operative, permette di contenere i tempi ed i costi degli interventi di Messa In Sicurezza d’Emergenza (MISE), di caratterizzazione e di bonifica di un sito contaminato.
Di qui l’importanza già in fase preventiva di prepararsi a gestire il rischio inquinamento attraverso una serie di azioni che possono limitare l’impatto sull’ambiente ed aiutare chi si trova a gestire l’emergenza a prendere decisioni immediate e corrette. Per gestire l’emergenza legata a potenziali criticità ambientali, BELFOR affianca i propri Clienti con servizi di pronto intervento con cui li supporta già nelle prime fasi dell’evento, individuando le prime misure d’emergenza più idonee e coordinando le parti coinvolte.
Attività legate al ciclo produttivo specifico di ogni azienda richiedono infatti l’adozione di protocolli d’intervento diversificati in funzione delle sostanze coinvolte e dei potenziali ricettori della contaminazione. Per affrontare con idonee procedure e metodiche i diversi scenari, è necessario quindi attivare un sistema di pronto intervento che assicuri una soluzione immediata e veloce al rilascio, o alla minaccia di rilascio, di sostanze tossiche nell’ambiente.
Operazioni di carico/scarico, attività presso terzi, realtà produttive o di stoccaggio e deposito, trasporto di sostanze pericolose, possono rappresentare un rischio inquinamento che è necessario gestire attraverso una serie di azioni preventive, di valutazione e controllo della possibilità che esso si verifichi, di formazione delle squadre interne di primo intervento, e operative nel momento del sinistro con l’adozione immediata di tutte le misure di messa in sicurezza d’emergenza e bonifica necessarie.
Per questo il programma di pronto intervento BELFOR è stato studiato per rispondere in fase preventiva ed operativa agli scenari di sinistro legati alle diverse realtà produttive, nel rispetto della normativa vigente.
Il D.Lgs 152/06 delinea l’iter amministrativo indicando i passi da seguire sino al completamento della bonifica, di concerto con gli Enti di controllo. Fondamentali per la riuscita del rispristino ambientale sono:
- gli interventi di messa in sicurezza di emergenza MISE
- la definizione del Modello Concettuale sito specifico
- la scelta della migliore tecnologia di bonifica a costi sostenibili
La MISE deve essere messa in atto al verificarsi dell’evento e deve essere affrontata correttamente al fine di limitare l’espandersi della potenziale contaminazione. Gli interventi di MISE devono essere gestiti con esperienza e professionalità: un errore di valutazione della tipologia di sostanza, delle matrici coinvolte, della situazione ambientale in senso lato (geologia, idrogeologia, ecc.) potrebbe generare un aggravio del danno all’ambiente e/o un progressivo aumento della contaminazione e dei relativi costi di bonifica.
L’attivazione di procedure consolidate e l’esperienza, nonché la professionalità del team che si occupa della MISE, garantisce un approccio mirato al contenimento della contaminazione. Non occorre a volte un dispiegamento di mezzi e uomini spropositato ma occorre la capacità di intervento e operatività mirata all’evento.
Una buona MISE è preludio per la definizione del modello concettuale preliminare del sito e permette la progettazione del piano di caratterizzazione, ossia la pianificazione di indagini finalizzate alla definizione di “una fotografia” del sito in termini di contaminazione areale e spaziale, quantità e tipologia dei contaminanti, caratteristiche geologiche del sito. La fotografia che viene scattata è il modello concettuale sito specifico. Tanto più la caratterizzazione è focalizzata tanto più dettagliato sarà il modello concettuale. Una spesa maggiore in termini di analisi e indagini potrebbe significare un minor costo degli interventi di bonifica. La normativa attuale prevede la definizione delle Concentrazioni Soglia di Rischio sito specifiche, attraverso l’elaborazione dell’analisi del rischio sanitario-ambientale, che costituiscono gli obiettivi degli interventi di bonifica.
La selezione delle tecnologie applicabili e l’esecuzione degli interventi di bonifica e ripristino ambientale, di messa in sicurezza operativa o permanente, nonché l’individuazione delle migliori tecniche di intervento a costi sostenibili (B.A.T.N.E.E.C. Best Available Technology Not Entailing Execessive Costs) ai sensi delle normative comunitarie, sono riportati nell’Allegato 3 alla Parte IV del D.Lgs 152/2006, che enuncia: “una dettagliata analisi comparativa delle diverse tecnologie di intervento applicabili al sito in esame, in considerazione delle specifiche caratteristiche dell'area, in termini di efficacia nel raggiungere gli obiettivi finali, concentrazioni residue, tempi di esecuzione, impatto sull'ambiente circostante degli interventi; questa analisi deve essere corredata da un'analisi dei costi delle diverse tecnologie”.
La scelta della migliore tra le possibili tipologie di intervento applicabile in caso di inquinamento di un sito comporta il bilanciamento di vari interessi in presenza di numerose variabili di ordine generale e soprattutto sito-specifiche, quali il livello di protezione dell’ambiente da conseguire, l’esistenza o meno di tecniche affidabili in grado di conseguire e mantenere nel tempo detti livelli di protezione, l’entità dei costi di progettazione, realizzazione, gestione monitoraggio, ecc. da sostenere nelle varie fasi dell’intervento. Il bilanciamento di questi interessi è data dalla definizione di “migliori tecniche disponibili”, contenuta nella Direttiva 96/61/CE (sostituita dalla direttiva 2008/1/CE, a sua volta abrogata dalla direttiva 2010/75/CE) recepita nel nostro ordinamento, che per la prevenzione ed il controllo integrati dell’inquinamento di talune categorie di impianti considera tale “la più efficiente ed avanzata fase di sviluppo di attività e relativi metodi di esercizio indicanti l’idoneità pratica di determinate tecniche a costituire, in linea di massima, la base dei valori limite di emissione intesi ad evitare oppure, ove ciò si riveli impossibile, a ridurre in modo generale le emissioni e l’impatto sull’ambiente nel suo complesso”. La Direttiva in esame definisce «tecniche», sia le tecniche impiegate sia le modalità di progettazione, costruzione, manutenzione, esercizio e chiusura dell’impianto, per «disponibili», le tecniche sviluppate su una scala che ne consenta l’applicazione in condizioni economicamente e tecnicamente valide nell’ambito del pertinente comparto industriale, prendendo in considerazione i costi e i vantaggi, indipendentemente dal fatto che siano o meno applicate o prodotte nello Stato membro di cui si tratta, purché il gestore possa avervi accesso a condizioni ragionevoli, e per «migliori», le tecniche più efficaci per ottenere un elevato livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso.
Gli strumenti di supporto nel processo decisionale (DSS) portano alla scelta sito-specifica della “migliore tecnica disponibile” da adottare e sono costituiti dalle metodiche di analisi dei costi - efficacia e/o costi – benefici.
Il confronto e la scelta delle tecnologie di bonifica possono effettuarsi in base ai seguenti criteri:
tipologie dei contaminanti presenti, distribuzione nelle diverse matrici ambientali;
limitazioni intrinseche delle tecniche;
valutazione delle caratteristiche ambientali;
capacità della tecnologia di interagire con i contaminanti presenti;
stato dello sviluppo della tecnologia;
impiego congiunto con altre tecnologie di bonifica;
affidabilità e mantenimento;
tempo disponibile per il completamento della bonifica;
spazi disponibili all’interno del comprensorio e accessibilità ai volumi su cui intervenire;
valutazione costi/benefici;
ricadute sull’ambiente interno ed esterno al sito.
Partendo dalle tecnologie disponibili e dai dati bibliografici, si individuano le BATNEEC. Lo studio prevede di inserire in una matrice le tecnologie potenzialmente applicabili al sito. Per ognuno dei trattamenti individuati viene condotta una sperimentazione o uno studio di fattibilità per valutarne l’effettiva applicabilità alle caratteristiche specifiche della matrice ambientale interessata (falda e/o suolo) e alla natura dei contaminanti presenti nell’area, considerando tra l’altro fattori quali la protezione e l’impatto sull’ambiente, gli obiettivi del risanamento, i costi ed i tempi di attuazione.
I Sistemi di Supporto alle Decisioni (DSS), permettono, attraverso una analisi delle informazioni e il confronto delle diverse metodologie di bonifica rispetto alle caratteristiche peculiari delle stesse (impatti, costi, efficienze) delineati sulla base delle conoscenze ed esperienze pregresse (know-how), di guidare il processo decisionale in un percorso riproducibile e documentato.
L’identificazione della migliore tecnica di bonifica si basa su un’analisi di tipo multicriteriale, considerando i seguenti aspetti:
- protezione della salute umana e dell’ambiente
- efficacia dell’intervento nel breve e nel lungo termine
- rapporto costi/benefici
- contesto normativo
- accettabilità da parte delle Autorità e della Comunità coinvolte
- uso e vincoli delle aree da bonificare (es. per le aree produttive sono state considerate tecnologie in situ non intrusive)
- caratteristiche della contaminazione
- riduzione dell’uso di risorse naturali
- riduzione della produzione di rifiuti.
Le modalità di valutazione possono basarsi su uno screening preliminare come quello della “Remediation Technologies Screening Matrix”, che riporta un elenco di tecnologie per cui viene valutata la relativa applicabilità per otto principali classi di contaminanti, prodotta ed aggiornata dalla Federal Remediation Technologies Round- (FRTR) e sulla quale si basa la Matrice di screening elaborata da ISPRA (http://www.isprambiente.gov.it/files/temi/matrice-tecnologie-ispra-rev050908.pdf).
La matrice multicriteriale identifica le diverse tecnologie di bonifica, i criteri di valutazione della tecnologia ai quali vengono attribuiti dei pesi a seconda della importanza e per ciascuna tecnologia un punteggio relativo alla valutazione.
La valutazione per la scelta della migliore tecnologia si basa sulla: fattibilità tecnica, stato della tecnologia, disponibilità di fornitori, applicabilità agli orizzonti saturi, applicabilità ai VOC, applicabilità ai contaminanti inorganici, accettabilità da parte delle pp.aa., tempi di bonifica, costi di gestione e manutenzione (O&M costs), costi di investimento (capital investment), rapporto costi/benefici, sostenibilità.
A ciascuna di queste variabili si attribuisce un peso a seconda della rilevanza della voce. Ad ogni tecnologia si affida un punteggio per valutazione. La somma dei prodotti (peso x punteggio) maggiore determina la scelta della tecnologia.
In base al risultato ottenuto si sviluppa il progetto operativo di bonifica applicando la migliore tecnologia di bonifica disponibile identificata.

Contaminazione accidentale in fase di trasporto: un caso reale

Il 25/08/2017 a seguito di un incidente stradale, avvenuto nel territorio di San Bonifacio (VR), che ha coinvolto un autoarticolato sono stati dispersi nei terreni limoso-argillosi limitrofi alla sede stradale e in una vasca di laminazione circa 36.000 litri di gasolio e benzina. La contaminazione ha raggiunto anche le acque sotterranee che si attestano ad una quota di circa 3 m dal p.c.. Le dimensioni delle aree coinvolte dalla contaminazione ha permesso di applicare la procedura prevista dal D.M. 152/06 art. 249 per le aree di ridotte dimensioni.
La MISE è consistita nella asportazione dei terreni maggiormente impattati, nella rimozione e rifacimento del manto stradale, nel lavaggio di una condotta interrata e nella posa di barriere oleoassorbenti nello scolo adiacente l’area di intervento. In fase di MISE è stata realizzata una indagine preliminare per la definizione del modello concettuale sitospecifico. Sono stati realizzati n. 7 sondaggi allestiti a piezometro e n. 13 microcarotaggi, sono stati prelevati n. 76 campioni di terreni sottoposti ad analisi chimica di laboratorio e n. 8 campioni di acque sotterranee e superficiali per n.4 campagne di monitoraggio.
Dalla definizione del modello concettuale sitospecifico si è proceduto alla definizione delle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) per il sito e, mediante l’utilizzo di una analisi multicriteriale, alla definizione delle migliori tecnologie di bonifica applicabili: Capping, In Sito Chemical Oxidation (ISCO) e Enhanced Aerobic biodegradation (EAB). LA durata stimata degli interventi è di circa 18 mesi a cui si aggiungono 5 anni di monitoraggio della falda richiesti dagli Enti di controllo.

 

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